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Avere a disposizione una sorgente d'acqua pulita e limpida (cosa scontata in occidente, ma non in Madagascar), che non sia un canale fangoso o un fiume, come spesso succede, a cui  accedono indistintamente uomini e animali, rappresenta una formidabile  arma di difesa contro infezioni di ogni tipo...

Una bambina attinge con mezzi rudimentali dell'acqua da una fonte  spontanea. Ma per il suo colore torbido non dovremmo parlare di acqua, ma di fango. Eppure interi villaggi purtroppo ancora oggi fanno dipendere la loro sussistenza da sorgenti come questa.

Addirittura molti attendono pazientemente il loro turno con secchi e recipienti di fortuna.

Procurarsi l'acqua, quale che ne sia la qualità e la salubrità, rappresenta spesso in questi luoghi un'emergenza quotidiana, costringendo anche bambini molto piccoli a percorrere lunghi tratti a piedi e più volte al giorno, per un paio di secchi d'acqua.

Ognuno in fila col suo contenitore...

Un secchio d'acqua come questo approssimativamente può contenere 20-25 litri e 20-25 litri d'acqua pesano 20-25 chili, da portare fino alla propria abitazione chissà dove e chissà attraverso quali sentieri. Per questo una delle prime iniziative dell'Associazione è stata quella di costruire dei pozzi d'acqua, per consentire di avere a disposizione dell'acqua limpida, nel proprio villaggio.

In queste foto possiamo vedere una fase importante nella realizzazione dei pozzi che è la costruzione di questi anelli di cemento, realizzati con appositi stampi, sul posto, per poter contenere i costi. Questi anelli successivamente vengono calati all'interno del pozzo per dare solidità alle sue pareti, costituendo la cosiddetta  "camicia".
Costruire un pozzo d'acqua costa circa 1000 Euro. Nel tempo molte realtà di Ragusa e del resto della Sicilia, come l'I.T.C. "F. Besta" di Ragusa e diversi club Soroptimist siciliani hanno contribuito alla realizzazione di molti pozzi (club di Catania, Palermo, Gela e Noto per il progetto "Pax per Aquam" ne hanno realizzati 6), grazie all'opera di sensibilizzazione promossa dalla fotografa Franca Schininà, nostra socia, con il suo libro "Sete d'Africa".
Nel dettaglio lo stampo pronto per la colata di cemento. Mezzi poveri ma efficaci.
P. Bruno ci spiega che il posto in cui scavare un nuovo pozzo è suggerito da un missionario italiano trinitario che lavora a Ambatondrazaka, il quale avverte non solo la presenza di acqua, ma anche la quantità e la profondità in cui si trova, e persino se ci sono dei massi che si frappongono e che si incontreranno eventualmente nello scavo. È un rabdomante, come si dice, e il suo è un dono molto prezioso, visto che per realizzare un pozzo...non basta solo scavare un fosso!

Bisogna scavare per circa 7-8 metri e se si incontra la roccia occorre ricominciare. In questa foto un operaio sta ultimando le operazioni di scavo, già a buon  punto. L'acqua comincia ad affiorare...

 

 

Lo scavo, come si vede, avviene con mezzi e metodi  rudimentali, ma il risultato è quello che conta...

Si preferisce scavare i pozzi durante la stagione secca, in modo tale che le vene d'acqua siano più basse, così che, potendo andare più in profondità, nel pozzo ci sia acqua sia nella stagione delle piogge che nella stagione secca.

Tanto tanto olio di gomito...è proprio il caso di dirlo!

 

 

Il pozzo è ultimato, gli anelli di cemento calati, e un coperchio garantisce la sicurezza, specialmente per i bambini.

Finalmente l'approvvigionamento  dell'acqua rappresenta un problema in meno...

 

Presso le fontane pubbliche si compra acqua a circa 100 franchi malgasci a secchio (1 euro = 12.000 FM). Poco per noi ma non per chi non ha niente. Presso i nostri pozzi ovviamente l'acqua è gratis.

Padre Bruno, accanto ad un pozzo realizzato con il sostegno dei ragusani, esibisce simpaticamente un cartello "Grazie Ragusa"

Con P. Bruno e i bambini della Missione, anche p. Renato e Franca Schininà partecipano all'inaugurazione di un nuovo pozzo.

 

Ultimo aggiornamento 12 maggio 2010

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